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Fotografare

Anche se le moderne reflex offrono all'utente l'opzione automatica, cioè preoccuparsi solo di inquadrare e scattare, mentre tutto il resto lo fa la macchinetta fotografica, noi vogliamo fotografare qualcosa di bello creando la foto con la nostra testa e con le nostre mani. Vogliamo quindi vedere qual'è l'approccio migliore per farlo.

Reflex

Un breve accenno al nostro strumento fotografico principale.

Le reflex digitali chiamate anche DSLR (digital single lens reflex), sono fondamentalmente di tre tipi:

FULL FRAME, o semplicemente FF, sono le reflex il cui sensore è a pieno formato, cioè hanno un sensore del formato tipico della pellicola delle reflex analogiche (SLR) cioè 24x36mm.

APS-C,  (advanced photo system- classic) che hanno un sensore che varia dal 1,5x a 1,7x. Canon adotta il fattore crop 1,6x mentre Nikon 1,5x, ma per altre marche il fattore può essere diverso.

APS-H dove H stà per High-definition, ma la sigla viene adoperata per indicare un sensore intermedio tra FF e APS-C con un fattore crop di 1,3x.

Il "Fattore Crop" o semplicemente "Fattore di Ritaglio", indica il rapporto fra la diagonale del sensore di immagini di una fotocamera APS-C  e la diagonale di una FF. In pratica il sensore più piccolo APS-C, registra, a parità di condizioni, un'immagine che corrisponde a una porzione interna (un ritaglio) di quella che sarebbe registrata da un sensore FF.

Le reflex digitali naturalmente registrano le immagini su Digital Card che possono essere sia Compact Flash che Secure Digital. Sta a noi scegliere quella più o meno capiente o più o meno veloce.



Vogliamo ora dare un cenno ad una parte importantissima della fotografia che è poi quella che ha secondo me il peso più grande nell'intero procedimento.

La composizione
Quello che metterai dentro al rettangolo che vedi attraverso il mirino è la tua composizione. Per far questo nella maniera ideale ci sono delle regole che andrebbero seguite. Regole che con l'andar del tempo e con l'esperienza risulteranno automatiche e non ci farai più caso perché saranno parte di te. Una di queste è la "Regola dei terzi".

Immaginiamo di disegnare sulla nostra inquadratura quattro linee equidistanti in maniera da dividere in tre parti uguali sia orizzontalmente che verticalmente. Otterremo così quattro incroci che si chiamano "Punti forti", mentre le linee tracciate si chiamano "Linee forti". ​Si ritiene che ponendo il soggetto principale in uno di questi punti di intersezione, l'immagine risulti più dinamica e assuma più importanza o più forza. Anche ponendo l'orizzonte in una delle due linee forti si ottiene un effetto rafforzante, in quanto si da più importanza alla parte con maggiore superficie, cosa che non accade con l'orizzonte perfettamente al centro. Naturalmente ci sono le dovute eccezioni e quindi la regola non è affatto tassativa e vincolante. Ad esempio, se ci troviamo a fotografare un paesaggio che si specchia nell'acqua creando un riflesso del cielo e di altri elementi, non è affatto inopportuno porre l'orizzonte esattamente al centro. Stesso discorso per i punti di forza. Non è detto che non si possa scegliere di collocare il soggetto principale esattamente al centro per creare un effetto perfettamente simmetrico. Stà insomma alla sensibilità del fotografo saper valutare di volta in volta le varie situazioni. Ci sono altre regole per una corretta, o meglio, efficace composizione come ad esempio la "Regola aurea" tramite la quale si può iscrivere una figura a chiocciola o a triangolo seguendo un rapporto matematico preciso, uguale a 1,6180339...

Non ti preoccupare, nessuno si metterà mai con la calcolatrice in mano per stabilire le giuste proporzioni prima di scattare una foto. Tieni comunque presente che alla fine il punto di forza risultante da questa regola è molto vicino a quello  della regola dei terzi.

Postura
Fatta un po di teoria delle regole vogliamo prendere in mano la nostra reflex e scattare foto, perchè è questo che ci interessa. In che maniera scattare? Facile dirai. Si prende in mano la fotocamera, si mira e si scatta. In effetti è cosi, ma noi lo vogliamo fare correttamente per ottenere un risultato migliore. Stando in piedi impugna la fotocamera in modo da avere la mano destra ben salda con il dito indice sopra il pulsante di scatto ed il pollice nel dorso della reflex. La mano sinistra va tenuta al disotto della fotocamera ad impugnare non la reflex stessa, ma il suo obbiettivo. Abbi cura di tenere i gomiti stretti vicino il corpo. La posizione del corpo dovrebbe essere con gambe leggermente divaricate e con una gamba leggermente più avanti. Se sei alle prese con un teleobiettivo, è molto utile poggiare il gomito del braccio destro lungo il petto e divaricare maggiormente le gambe in modo da evitare il più possibile il movimento della fotocamera e per stancarsi meno. A questo scopo è molto utile, qualora sia possibile, trovare un appoggio che ci aiuti a sostenerci e tenerci il più possibile fermi, specialmente se i tempi di scatto risulteranno lunghi. Quando scatti non trattenete il fiato, piuttosto, prima di scattare inspira con relativa profondità e schiaccia il pulsante di scatto mentre stai espirando. In alcuni casi è utile usare il "treppiedi" o "cavalletto", perché come detto poc'anzi, alcune volte ci potrà accadere di dover scattare con tempi lunghi o estremamente lunghi per ottenere ad esempio effetti particolari sull'acqua.

Obbiettivi
Ma quando scattiamo dirai? Siamo quasi pronti, ma non abbiamo ancora scelto l'obbiettivo da usare. Sebbene il 50mm o comunemente chiamato "Normale" sia molto usato, esistono vari altri tipi di lenti, come il grandangolo, che permette di inquadrare una superficie molto più vasta oppure avvicinarci di molto al soggetto; il teleobiettivo che ha la capacità di avvicinare dei soggetti lontani; i macro che si usano per foto molto ravvicinate, e alcuni altri ancora. Ogni lente ha delle caratteristiche diverse e si adatta meglio per degli scopi precisi. Attenzione però, perché ogni lente ha i suoi pro ed i suoi contro. Ad esempio il grandangolare ha una caratteristica peculiare che solo in lenti molto costose viene attenuata, cioè la distorsione. La distorsione non è altro che quell'effetto ottico che distorce le linee rette ai bordi dell'inquadratura oppure che ci fa ottenere orizzonti curvi. Un'escamotage sicuramente utile sarebbe quella di non avvicinarsi troppo al soggetto che si trova vicino al bordo e inquadrare perfettamente al centro. Ma ti renderai conto che questo farebbe decadere tutto il ragionamento fatto in precedenza sulla composizione. Perciò dobbiamo giungere ad un compromesso ed in questo saremo noi a decidere cosa sacrificare a vantaggio di una buona visione dell'insieme. Per i paesaggi le lenti più usate sono i grandangolari, ma chi ci vieta di adoperare i teleobiettivi? Per chi ha la fortuna di possederne uno attorno ai 100-200mm, vedrà che ci sono molte occasioni per usarlo anche a volte in situazioni improprie. Personalmente ho adoperato perfino un 600mm per ritrarre dei paesaggi. Il risultato sarà uno "schiacciamento" dei piani tanto evidente quanto più sarà lunga la nostra focale.

Le focali medio-lunghe sono molto adatte per i ritratti perché permettono di ottenere degli interessanti stacchi dallo sfondo sfocato e perché hanno una distorsione quasi nulla. Usando un tale obbiettivo a tutta apertura ad esempio, si possono ottenere interessanti inquadrature con il fuoco esattamente sugli occhi, mentre il resto del viso è morbidamente sfocato e l'eventuale sfondo estremamente sfocato.

Per la "Macro-fotografia" esistono obbiettivi dedicati, sia grandangolari che tele, in grado di ottenere una minima distanza di messa a fuoco ed un rapporto di riproduzione "RR" elevato, cioè il rapporto tra la dimensione del soggetto e il rapporto dell’immagine del soggetto sul sensore. Negli obbiettivi normali questo rapporto è di solito 0,1 cioè si intende che la grandezza reale del soggetto inquadrato, è rappresentata in proporzione più piccola sulla superficie del sensore, mentre per un buon obbiettivo macro il valore può arrivare a 1:1 cioè che la superficie reale del soggetto inquadrato è rappresentata in proporzione uguale sul sensore. Per ottenere degli ingrandimenti superiori occorre allontanare la lente dal sensore e questo è possibile tramite i "Tubi di prolunga" o i "Soffietti".

Esposizione
Prendiamo perciò la nostra reflex, montiamo l'obbiettivo più adatto alla circostanza e schiacciamo il pulsante di scatto... Ti piacerebbe vero? Ma non è finita qui. Dobbiamo ancora parlare dell'esposizione, questa fatidica bestia nera che ci fa bruciare le foto o ce le restituisce completamente scure. Come valutare una corretta esposizione?

La nostra reflex è dotata di un'esposimetro interno che permette di valutare la quantità di luce che colpisce l'inquadratura e dando la possibilità di conseguenza di stabilire una corretta esposizione. L'esposizione è data fondamentalmente da tre elementi che sono: L'apertura del diaframma, ovvero la quantità di luce che entrerà nella nostra reflex; La velocità di scatto, che permette di stabilire per quanto tempo la luce deve restare nella reflex; Il valore ISO che e il valore della "sensibilità" assegnata al sensore.
Questi tre componenti interaggiscono imprescindibilmente tra loro e miscelandone accuratamente i valori restituiscono la corretta esposizione.
Come far interaggire questi valori? Il metodo più semplice è quello "automatico". Con l'opzione automatica la fotocamera sceglierà quelli che secondo lei sono i valori corretti per l'inquadratura, e direi che spesso la scelta è proprio quella giusta. Ma noi non ci accontenteremo mica di far fare tutto alla reflex vero? Allora ci sono alcuni metodi che si adattano alle varie circostanze in cui ci troviamo:

La misurazione "Manuale"; la misurazione a "Priorità di diaframma"; la misurazione a "Priorità di tempo".
Con la misurazione manuale oppure "M", è evidente che saremo noi a decidere tutti i parametri da impostare e quindi, per così dire, ci assumiamo tutte le responsabilità del caso senza attenuanti. Con la misurazione a priorità di diaframma, oppure "AV", noi decidiamo l'apertura del diaframma, mentre alla macchina lasciamo la scelta dei tempi di scatto. Con la misurazione a priorità di tempo oppure "TV", noi decidiamo i tempi di scatto e la macchina a sua volta decide l'apertura del diaframma. Ma da dove attinge, per così dire, i dati la fotocamera in base ai quali vengono stabiliti i valori? Tramite "l'esposimetro" interno. L'esposimetro interno della reflex è del tipo a "luce riflessa, cioè, legge la quantità di luce riflessa dal soggetto attraverso l'obbiettivo, in inglese "throu the lens" comunemente conosciuto come TTL. In che maniera la reflex eseguirà esattamente la lettura, o meglio su quali zone la eseguirà? Le metodologie sono quattro: Valutativa; Parziale; Media pesata al centro; Spot.
La Valutativa legge l'intera area inquadrata, quindi sia il soggetto che lo sfondo. La Parziale copre un'area un po inferiore partendo dal centro verso l'esterno. La Media pesata al centro legge tutta la luce della scena, ma da maggiore importanza al centro. La Spot legge solo la luce su una piccola zona del centro dell'inquadratura. Prima di fare alcuni esempi su cui basarsi per la scelta, bisogna necessariamente capire il motivo di un'apertura più o meno ampia del diaframma o di tempi più o meno lunghi di scatto o ancora di valori iso più o meno elevati.
Partiamo dall'apertura del diaframma. Abbiamo accennato che ad una apertura più ampia del diaframma corrisponde una quantità di luce maggiore che entra nella fotocamera. Si fa subito a capire che con una situazione di scarsa illuminazione dobbiamo aprire il diaframma per catturare quanta più luce possibile. Ma in questo vengono in aiuto sia il tempo che gli ISO. Se ad una certa apertura corrisponde una certa quantità di luce, è anche vero che più tempo teniamo aperto l'otturatore maggior tempo tale luce rimarrà ad imprimersi sul sensore. Ecco il momento in cui possono intervenire gli ISO che sono capaci di variare la sensibilità del sensore alla luce. Minore sarà il valore ISO e minore sarà la capacità del sensore di catturare la luce proposta dall'accoppiata tempo/diaframma e viceversa. Attenzione pero, perché sebbene la tecnologia abbia fatto passi da gigante, gli alti iso rimangono per ora una brutta bestia con cui fare i conti. Infatti a valori iso alti corrisponde un difetto nella restituzione dell'immagine che si chiama "Rumore digitale" o in inglese "Noise". Questo rumore digitale crea una grana più o meno evidente che deteriora la qualità dell'immagine.

L'apertura del diaframma non ha solo lo scopo di limitare o aumentare la quantità di luce, ma determina anche la "Profondità di campo" o in gergo PdC (o DoF dall'inglese)" Cos'è la Profondità di campo? Non è altro che la distanza davanti e dietro ad un'oggetto messo a fuoco che appare nitida. Maggiore è la profondità di campo e maggiori dettagli nitidi vedremo oltre al soggetto principale messo a fuoco. Non ci complicheremo ulteriormente la vita addentrandoci in questo argomento, ma ci basta sapere che ad una chiusura maggiore del diaframma corrisponde una maggiore profondità di campo. I valori di chiusura del diaframma si scrivono in f/ valore.
Ad esempio, a diaframma f/2 si ha una apertura maggiore, mentre a f/16 una chiusura maggiore. Ne consegue che in questo esempio, a f/16 si avrà una profondità di campo maggiore piuttosto che a f/2.
Perciò se nel comporre la nostra scena vogliamo dare importanza al solo soggetto principale e vogliamo che lo sfondo sia solo di contorno (ad esempio un ritratto), sceglieremo un'apertura maggiore, in modo che lo sfondo risulti sfocato. Se vogliamo che la nostra scena sia ricca di particolari oltre al soggetto principale (ad esempio un paesaggio), sceglieremo un'apertura minore in modo da avere molti oggetti nitidi sia davanti che dietro al soggetto principale. Attenzione alle chiusure estreme che possono dar luogo al fenomeno della "Diffrazione". In pratica se ci aspettiamo che più chiudiamo il diaframma e più nitida sarà la scena, ad un certo punto i conti non tornano più, perché la diffrazione semplicemente farà l'effetto contrario, specialmente se a raccogliere le informazioni c'è un sensore molto grande in megapixel.Perciò se possibile evita di scattare a chiusure esagerate se non c'è una reale necessità. Ci siamo persi? No dai, ce la possiamo fare.
Tocca ai tempi. Va da se dire che se un soggetto è veloce ci vogliono tempi veloci, al contrario se è fermo basteranno tempi più lenti. Ma non è solo questo il motivo della scelta dei tempi. Abbiamo detto che i tempi concorrono all'esposizione, quindi alla quantità di luce catturata. Con tempi lunghi la luce avrà più tempo di restare dentro la reflex, mentre con tempi brevi tale periodo scende di conseguenza. Coma abbiamo detto in precedenza gli ISO sono in grado di modificare l'effetto del tempo di scatto perché di fatto vanno ad agire sulla sensibilità del sensore. Quindi se ad esempio per una determinata situazione avremmo bisogno di tempi più brevi, ma non ce la facciamo anche se abbiamo agito sul diaframma aprendolo, aumentando gli iso automaticamente i tempi di scatto saranno più brevi. Di notte e con scarsa illuminazione avremo bisogno di iso elevati per catturare la luce. Se in questa situazione il soggetto è immobile probabilmente potremo scattare con tempi lunghi ed abbassare un po gli iso, mentre se il soggetto è in movimento e noi vogliamo "congelarlo", allora avremo bisogno di tempi brevi e di conseguenza gli iso occorrenti aumenteranno.

I tempi lunghi servono anche per ottenere delle interessanti e creative immagini. Sono molto usati in presenza di acqua relativamente mossa, che con tempi lunghi (reflex su cavalletto) risulterà liscia e setosa.

Filtri

Sebbene nel campo della post produzione si possano riprodurre con efficacia diversi tipi di filtri, per alcune applicazioni sono indispensabili. I filtri a densità neutra (NR) o a densità neutra graduata (GNR) sono molto utili per compensare ed equilibrare la luce in condizioni difficili. Ad esempio con un alba o un tramonto in cui la luce può avere due zone completamente diverse per intensità, montando un filtro GNR saremo in grado di ridurre la quantità di luce nella zona di maggiore intensità. O ancora, per ottenere un effetto di mosso creativo accennato sopra, impossibile da realizzare per una situazione di luce troppo intensa che non ci permette di abbassare i tempi, il filtro ND di fatto scurisce l'immagine lasciandone (quasi) inalterati i colori e i dettagli permettendoci di impostare tempi lenti. I filtri colorati oggi sono praticamente in disuso, proprio perché gli strumenti di post produzione ci vengono in aiuto.

Scatto remoto

Lo strumento per lo scatto remoto si rivela in certe situazioni molto utile se non indispensabile. Esistono pulsanti di scatto remoto con il cavo, wireless o a infrarossi, e possono essere temporizzati o meno.

In una situazione in cui dobbiamo scattare con tempi lunghi è buono usare tale accorgimento con un buon cavalletto unito all'opzione di molte reflex di "Sollevamento dello specchio" oppure di "Live view", che di fatto eliminano le micro vibrazioni, dovute appunto al movimento dello specchio al momento dello scatto. Lo scatto remoto elimina anche il rischio di vibrazioni dovute alle nostre mani sulla reflex.

Flash

Il flash non è altro che una fonte di luce artificiale ausiliaria da usare in situazioni di scarsa illuminazione. La maggior parte delle reflex entry level hanno il flash incorporato che all'occorrenza si apre e funziona. Altre macchine, in particolar modo le semi pro e le pro offrono semplicemente una slitta su cui innestare un flash ausiliario esterno. I moderni flash sono del tipo E-TTL (dall'inglese Evaluative-Through The Lens), e come la stessa traduzione lascia immaginare, il flash emette la quantità di luce dettata da una valutazione attraverso la lente. Per addentrarsi nell'argomento flash bisognerebbe aprire un argomento a parte, quindi mi limiterò a dare dei cenni generali da cui partire. Con il sistema E-TTL il flash agisce in completo accordo con la fotocamera. Se settiamo la fotocamera in automatico, il flash emetterà la quantità di luce ideale per le informazioni ricevute dalla fotocamera. Ma anche se scattiamo in AV o TV o M il flash interpreterà le informazioni ricevute e scatterà di conseguenza. Solo se settiamo il flash in manuale, saremo noi a dire al flash la quantità di luce che dovrà emettere. Bisogna tener presente che la potenza del flash è direttamente proporzionale all'apertura del diaframma. Se infatti manteniamo inalterata la distanza dal soggetto, il tempo di scatto e gli iso, al variare dell'apertura del diaframma si avrà più o meno luce. A diaframma aperto più luce, a diaframma chiuso meno luce. Invece se variamo la velocità di scatto e manteniamo invariato tutto il resto, andremo ad agire NON sulla potenza del flash, bensì sulla luce ambientale. L'uso ideale del flash è quello indiretto, cioè cercare di far arrivare la sua luce sul soggetto attraverso un corpo riflettente, ad esempio un muro o il soffitto, in modo da rendere la luce meno "dura" (perchè emessa da una fonte piccola), quindi più "morbida" (perché l'area di luce arriva attraverso una superficie grande. Per questo scopo sono utili anche i "diffusori", cioè degli elementi montati davanti al flash che di fatto ne aumentano la superficie. Si usa il flash sia in presenza di luce scarsa o nulla e sia in pieno giorno. Quest'ultimo uso detto "Fill-in" ha lo scopo di "ammorbidire le ombre del soggetto ritratto oppure compensare le ombre in situazioni di controluce. Il flash si può usare direttamente nella fotocamera montato sull'apposita slitta, sia remoto, controllato da un sistema "Wireless" o a infrarossi. Si possono usare anche più flash insieme addirittura assegnando ad ognuno una potenza specifica.



Bene, ora sei pronto per scattare. Ma a cosa e come? 

Dai un'occhiata ai prossimi tutorial che brevemente e semplicemente potranno chiarirti le idee in alcune situazioni in cui ti verrai a trovare. Buona lettura.



 

Canon ef 600mm f/4 L

Sigma 150mm Macro

3600 ISO

Canon ef  70-200 mm f/2,8 L + 2x - f/2,8

TV 1/2000 - f/10 - ISO 800